Palais Stoclet

Josef Hoffmann – Palais Stoclet (1905-1911)

Bruxelles

Palais Stoclet rappresenta la più alta summa di tutta l’arte secessionista viennese (Gesamtkunstwerk) e di tutta la Wiener Werkstätte

Il committente

Adolphe Stoclet è un giovane rampollo di una delle famiglie più importanti della finanza belga, il padre aveva accumulato le sue fortune grazie allo sfruttamento del Congo belga finanziando le espansioni colonialiste (colonia personale del Re del Belgio – attualmente lo Zaire). Stoclet mentre è a Vienna per affari, essendo un grande appassionato d’arte, frequenta molti artisti viennesi e viene colpito da una delle case costruite da Hoffmann (probabilmente la casa del pittore Carl Moll) e si mette in contatto con Hoffmann per progettare la nuova residenza ed acquista un appezzamento di terreno a Vienna. Nel 1905 muore il padre di Stoclet e deve rientrare immediatamente in Belgio, non per questo però rinuncia l’idea di costruire la propria abitazione, e, per questo scopo, compra un terreno ai margini della città di Bruxelles

In particolare Stoclet era un grande appassionato e collezionista d’arte e già nel 1905 la sua collezione era molto importante ed era composta da diverse sezioni: ceramiche cinesi, una collezione di pittura imponente (dai primitivi  toscani agli impressionisti perché la moglie era la figlia di un  importante mercante d’arte parigino che aveva svolto un ruolo fondamentale per far affermare sul mercato i pittori impressionisti), collezione di sculture. Quando dà l’incarico a Hoffmann vuole una residenza che contempli sia la necessità di essere residenza permanente del proprietario (e casa di rappresentanza) sia una sorta di casa-museo con spazi appositi per esporre le opere d’arte.

Palais Stoclet

Già dal nome, “Palais”, si capisce che ci troviamo di fronte ad un’opera del tutto eccezionale, infatti questo termine non si usava per abitazioni private seppur lussuose o di rappresentanza (non a caso la grande abitazione alto borghese di Solvay viene chiamata Hotel Solvay) per le quali si usava il termine di hotel particulier.

Influenze

A parte le chiare influenze delle concezioni dell’architettura ereditate da Gottfried Semper e da Otto Wagner, Hoffmann sembra essere stato indirizzato anche da un progetto di Charles Rennie Mackintosh del 1901. Nel 1901 la rivista tedesca Zeitschrift fur Innendekoration pubblica un concorso internazionale di architettura per una  Kunstfreundes eines Haus – `House for an Art Lover` che deve essere progettata in uno “stile assolutamente moderno”. Tra i 3 progetti vincitori della casa per amatore d’arti dell’editore Cook c’è il progetto di Charles Rennie Mackintosh (la sua Haus eines Kunst­freun­des fu costruita molto dopo la sua morte, tra gli anni 1989 e 1996 basandosi sulle tavole del concorso). Un altro dei tre finalisti era un allievo di Wagner, quindi Hoffmann aveva sicuramente visto le tavole pubblicate sulla rivista del progetto di Mackintosh. La sua influenza è chiara soprattutto nel primo schema planimetrico di Palais Stoclet, ci sono strette similarità, poi, nelle fasi successive l’impianto viene notevolmente modificato anche se permane lo schema distributivo generale.

Immagini Kunstfreundes eines Haus di Charles Rennie Mackintosh

Il progetto di Palais Stoclet

Hoffmann era famoso per disegnare solo su carta quadrettata (quaderni di matematica) tanto che alcuni suoi amici scherzosamente lo ribattezzarono Quadratl Hoffmann; ma c’era una logica nell’uso della carta quadrettata e cioè il controllo modulare del progetto (sia nell’architettura che nel design) che aiutava Hoffmann anche nello sviluppo degli esecutivi. In questo caso il modulo quadrato di base è 3 metri di lato.

Il piano terra: solo in parte è adibito ad abitazione dei proprietari, gran parte sono vani di servizio.

Per entrare si passa sotto un portico e poi si entra in un vestibolo (diele), e subito dopo nella hall a doppio volume che regge la galleria al primo piano; in questo spazio è ricavato un volume absidato concepito per dare risalto ad una fontana  di un famoso scultore belga Georges Minne (famoso per la “Fontana con cinque fanciulli inginocchiati”) ritenuto una delle grandi personalità europee dell’epoca.

A lato della Hall la grande sala da pranzo con gli affreschi di G. Klimt (in realtà non sono solo affreschi perché vengono usati anche frammenti di ceramica, bottoni di madreperla ed elementi metallici) del celebre ciclo “La fonte della vita” e, a creare un elemento di simmetria, sul lato opposto si trova lo studio (più piccolo della sala da pranzo).

Accanto alla sala da pranzo si trova la sala delle colazioni e accanto il grande spazio dove la servitù preparava i piatti prima di servirli. Dalla hall si entra nella grande sala da musica, dove ha suonato anche Igor Stravinskij (ogni 24 dicembre veniva organizzata una serata particolare in cui erano invitati ad esibirsi i migliori artisti e l’ospite d’onore era il re del Belgio). Molto democraticamente Stoclet aveva previsto che ci fosse un corridoio da cui la servitù poteva vedere le rappresentazioni. Di lato si trova il Salon dove la signora Stoclet riceveva le visite.

Dalla pianta si possono cogliere alcuni elementi essenziali dell’architettura di Hoffmann: la scissione tra scheletro portante ed involucro. In questo caso la questione, rispetto al sanatorio di Purkersdorf, è più complessa, abbiamo un’ulteriore scissione: l’edificio è concepito in 3 parti: l’involucro, la scatola muraria e i volumi degli spazi interni. Nessuno spazio interno ha un volume che corrisponda a quello della sua scatola muraria cioè, ad esempio, l’ingresso di pianta rettangolare potrebbe far supporre che il volume sia un parallelepipedo ma la copertura è a volta a botte (come se fosse uno scrigno), in pratica il volume non si può leggere in pianta. La struttura portante in muratura definisce i vani scatolari, ma ogni vano viene riplasmato per creare nuovi volumi.

Ci sono anche ragioni psicologiche per spiegare questa scissione, il visitatore deve essere impressionato! L’apparire è l’obbiettivo principale. Entriamo nella diele costruita con la volta a botte che la fa sembrare uno scrigno in marmo verde e in penombra, e subito dopo entriamo nel doppio volume luminosissimo della hall che viene enfatizzato per contrasto e ampliato ulteriormente. Manipolando i volumi interni si hanno effetti psicologici sul visitatore.

All’esterno troviamo la presenza di un volume turrito che termina con figure virili ai lati di una sorta di ceppo floreale che richiama il palazzo della secessione di Olbrich, queste sculture opera dello scultore Franz Metzner sono un elemento rivelatore dell’idea di sostegno all’economia belga della famiglia Stoclet.

Altro elemento che ritorna dal sanatorio sono le cornici: le cornici in bronzo dorato (la scelta delle cornici dorate enfatizza l’opulenza, la similitudine con loscrigno prezioso per opere d’arte, dopo la seconda guerra mondiale sono state inserite cornici in lamierino) hanno il ruolo di scomporre l’involucro in pannelli autonomi. La funzione di smontare l’involucro, è un procedimento tipico dell’architettura di Hoffmann, in ogni caso la scatola volumetrica rimane compatta e non si può affermare che sia un precursore delle avanguardie olandesi (come afferma Zevi).

Con il Palais Stoclet, il sogno della Wiener Werkstätte per un attimo è diventato realtà: dalle posate al giardino, tutto è disegnato e progettato all’interno di  in una vera e propria  opera d’arte totale.

FOTO

La statua di Minerva sopra l’ingresso principale.

Particolari della facciata

Facciata principale

Ingresso al garage

La fontana con colonna dorica

FOTO d’epoca

Foto d’epoca degli interni

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