Archisir: “Quanto pesa il suo edificio, Mr. Foster?”

“Quanto pesa il suo edificio, Mr Foster?”

Esce in alcune sale italiane il documentario presentato ai Festival di Berlino e San Sebastian,  di López Amado e Carcas, come ha scritto The Telegraph, “l’elegante ritratto di uno dei più stimati architetti della modernità”!

foster

Il film ripercorre l’ascesa di uno degli architetti più importanti del mondo, Norman Foster, e la sua ricerca senza fine di migliorare la qualità della vita attraverso il design. Il documentario fa il punto sulla sua carriera e racconta come sia riuscito a realizzare alcune opere che hanno segnato lo skyline delle maggiori metropoli del mondo: dall’Aeroporto di Pechino all’Hearst Building di New York al 30 St Mary Axe di Londra.

foster marsiglia

foster + partners: vieux port pavilion, marseille

Foster-and-Partners-Architecture-BERLINReichstag Dome

 

hearst tower NY

Hearst Tower, NY30 st mary axe london

30 St Mary Axe, London

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LESS IS MORE

CAN THE TUGENDHAT VILLA BE LIVED IN?

Questa provocatoria domanda è stata espressa  dallo storico dell’arte Justus Bier come reazione ad un articolo sulla nuova struttura della Villa Brno in ‘Die Form’ la rivista pubblicata nel 1931.
Villa Tugendhat , situata a Brno,  è stata progettata negli anni 1929-30 dall’architetto tedesco Ludwig Mies Van der Rohe ed è diventata Sito Unesco World Heritage dal 2001. Nel 2010 sono stati finalmente avviati i lavori di restauro che hanno restituito all’opera la sua antica nobiltà. nella ritrovata purezza formale. Il 6 marzo aprirà nuovamente al pubblico!
Il progetto
I coniugi Tugendhat erano rimasti affascinati dal padiglione tedesco presente all’ esposizione internazionale di Barcellona del 1926, fino al punto di contattarne l’autore Mies van der Rohe commissionandogli una villa nello stesso stile.
Fino ad oggi quasi tutti hanno convenuto che l’essenza della realizzazione di Brno è stata la disposizione della stanza principale e la sua connessione con l’esterno e il giardino. Gli arredi interni della casa sono stati disegnati da Ludwig Mies van der Rohe insieme ai suoi
colleghi Lilly Reich e Sergio Ruegenberg. Il mobilio era principalmente in tubolare d’acciaio e in legno pregiato (palissandro, zebrano ed ebano Macassar).
La villa, di tre piani, è situata su un terreno in pendenza e si affaccia a sud-ovest. Il primo piano, cioè il piano seminterrato, contiene i servizi di utilità. Il secondo piano, il piano terra, è composto dal soggiorno principale, la terrazza e la cucina. Il terzo piano, cioè il primo piano, ha l’ingresso principale dalla strada con un passaggio sulla terrazza, la sala d’ingresso, le camere per i genitori, per i bambini e la tata.
Le singole zone funzionali all’interno della zona giorno sono divise dal muro di onice di colore giallo mile con venature bianche di origine marochhina e la parete semicircolare di legno di ebano Macassar estratto sull’isola di Celebes, nel sud- est asiatico. Un effetto
particolarmente affascinante si ottiene al tramonto, quando il sole discende verso il giardino e la luce, penetrando dalle ampie finestre, colpisce la preziosissima parete color rosa semitrasparente in onice, lunga quasi quattro metri, diffondendosi in tutto l’ambiente del soggiorno. Lo studio con la biblioteca e il giardino d’inverno adiacente era dietro la parete di onice.
La villa è caratterizzata dall’impiego di tecnologie avanzate e materiali esotici, come l’onice e l’ebano usati per le pareti e sostenuta da 29 colonne d’acciaio a croce (come per il famoso padiglione) saldate nel calcestruzzo.
Mies van der Rohe progettò anche i mobili, un sistema di riscaldamento e uno di sicurezza.
Il moderno impianto di riscaldamento evitava, grazie alla disposizione di radiatori alti pochi centimetri su tutta l’estensione delle finestre, i problemi di condensa.

link  Villa Tugendhat

Altre FOTO  prima del restauro 12

Altre FOTO dopo il restauro 12

Scale, scalini e cassetti: integrazioni possibili?

Le scale possono rappresentare un elemento centrale all’interno di un progetto: ne vediamo di bellissime, da quelle totalmente in vetro negli apple store a quelle elicoidali in acciaio, dalle scale che sembrano sospese a quelle incastonate nella parete…

 A volte però, per questioni pratiche e/o di mancanza di spazio la zona sottostante le scale viene integrata tramite mobili contenitori, librerie o armadiature e non può essere lasciata libera per creare qualche effetto visivo o di trasparenza. In molti di questi casi purtroppo si ricavano soluzioni antiestetiche o semplicemente poco pratiche, a volte però questa integrazione dà vita ad un vero e proprio progetto d’interni “su misura” e le realizzazioni si dimostrano davvero interessanti.

Qualche esempio di integrazione per guadagnare spazio:

Un piccolissimo appartamento newyorkese in cui la zona giorno è stata ricavata sopra il blocco servizi (bagno-guardaroba-cucina) a cui si accede dalla zona giorno tramite una scala attrezzata a cassettiera.

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Integrare o nascondere

Un medico può seppellire i propri errori, ma un architetto può  solo consigliare al cliente di piantare rampicanti.

Frank Lloyd Wright

Proprio oggi, mentre lavoravo ad un gruppo di casine da dedicare a residenza turistico alberghiera,  mi sono imbattuta per caso in questa frase del grandissimo architetto americano F. L. Wright e mi ha fatto riflettere.

Wright afferma che un “errore architettonico” è arginabile solo affidandosi alla capacità mitigatrice della natura …      eppure mi rendo conto che spesso (guardando progetti pubblicati su internet o di colleghi), già in fase progettuale, si cerca di nascondere o almeno di addolcire la mediocrità dei prospetti e del progetto con un sacco di “verzure” e blocchi cad coloratissimi che simulano rampicanti, cespugli, alberi etc… aiutati anche dall’uso sproporzionato di pergolati (sembrano essere il passepartout che rende un qualsiasi edificio interessante o simil-ecologico… ). Questo tipo di occultamento ha il suo apice nei bellissimi render fotografici che simulano prati, fiori, cespugli fioriti scegliendo accuratamente angolazioni e viste favorevoli per simulare qualcosa che non esisterà mai nella realtà.

In realtà non si pensa (o si fa finta di non sapere) che tutta quella profusione di verde si vedrà solo dopo qualche anno (se va bene) e che nel frattempo le nuove lottizzazioni, e non solo, si riempiono di banali casette senza alcun pregio architettonico!

e se non ci fossero cespugli e rampicanti …. ?

e se l’edificio non fosse così etereo e circondato da pini e cespugli… ?

e se….

Insomma la tentazione di “decorare” i disegni con ampio uso di fiori, fiorellini e simili sembra essere abbastanza diffuso!

A proposito … facendo un giro sul sito di europaconcorsi questo piccolo difetto sembra dilagante in particolare tra gli architetti italiani

http://europaconcorsi.com/projects/160771-casa-Esmeralda/images/2444084

http://europaconcorsi.com/projects/159251-Lofts-fruente-al-golfe/images/2435708